L'80% di una voce buona si decide prima di premere REC. Non ti serve un microfono nuovo: ti servono la stanza, la posizione e il gain giusti. Questa è la guida che avevo promesso in Cosa serve per produrre beat e registrare le voci in casa. Come sempre: ti racconto come farei se fossi in te, perché è quello che faccio io.
1. La stanza: farla sentire il meno possibile
Batti le mani. Mettiti dove vorresti cantare e batti le mani una volta: se senti una coda, un'eco corta e metallica, quella coda finirà in ogni take. Poi la voce la puoi trattare in mix, la stanza no: una volta registrata, resta.
Piccola e piena batte grande e vuota. Una camera con letto, armadio aperto pieno di vestiti, tappeto, tende e libreria suona meglio di un salone con il pavimento in piastrelle. Il rimbombo lo fanno le superfici dure e lisce: più roba morbida c'è in giro, meno la stanza si sente.
Dove non metterti. Mai con il microfono contro una parete nuda o davanti alla finestra: il vetro riflette tutto. Allontanati dalle pareti quanto puoi. Un microfono cardioide, cioè quasi tutti quelli da voce, ascolta soprattutto quello che ha davanti: te e la parete che hai alle spalle, quindi dai le spalle alla parete meno riflettente (l'armadio aperto, la libreria, la tenda pesante). Ma anche quello che rimbalza dalla parete dietro al microfono arriva alla capsula e sporca la voce: alla fine è un compromesso, tratta quello che puoi da tutte e due le parti.
Più canti forte, più la stanza entra. Un sussurro è corto e fatto quasi solo di frequenze alte, che tappeti e tende assorbono: la stanza non fa in tempo a rispondere. Una voce piena è sostenuta e sta nelle medie, ed è proprio quello che fa risuonare le pareti. Se il tuo pezzo ha un ritornello tirato, prova la stanza su quello, non sul parlato.
2. Trattare la stanza con poca spesa
Prima quello che hai già. Un materasso in piedi dietro di te, un piumone appeso a un'asta o a uno stendino, coperte pesanti sulle pareti più vicine. Brutto da vedere, ma funziona più di tanti pannelli comprati.
Cosa comprare, in ordine di resa. Pannelli fai da te: un telaio di legno, dentro lana di roccia morbida (o fibra di poliestere, che non punge), davanti un tessuto fonotrasparente, che lascia passare il suono ed è anche la parte estetica, dietro un tessuto non tessuto che tiene ferma la lana. Uno spessore di 8-10 cm, un paio di pannelli da un metro dietro a chi canta, e la stanza cambia faccia. Se non vuoi costruire niente, il "tunnel" di coperte: due aste con coperte pesanti a formare una U intorno a te, aperta verso il microfono.
Cosa non comprare. Niente cartoni delle uova, niente schiuma a piramide da 2 cm. La schiuma sottile assorbe solo sopra i 2-3 kHz, mentre il rimbombo che sporca una voce sta più in basso, grosso modo fra 150 e 2000 Hz: per fermarlo serve materiale spesso e denso, non un tappetino appiccicato al muro.
3. Il microfono: distanza, altezza, lato
La distanza. Un pugno o una mano aperta, cioè 10-20 cm, per una voce normale. Più vicino se sussurri: da vicino i microfoni gonfiano le basse (si chiama effetto prossimità) e la voce prende corpo. Più lontano se spingi: la voce forte a 5 cm satura la capsula e il preamplificatore prima ancora di arrivare alla DAW. Vicino o lontano cambia il timbro, e la scelta è tua: quello che non cambia è che andando via dal microfono la stanza entra di più.
L'antipop. Serve a fermare le "p" e le "b", ma ha un secondo mestiere: se lo fissi a 10 cm dalla capsula, è il metro che ti tiene alla stessa distanza in tutte le take. Con un tessuto sottile a una spanna dalla capsula la voce non la senti cambiare.
Il lato giusto. In un condensatore si canta nel lato con il logo, che di solito è lo stesso degli interruttori (pad e filtro). Se canti dal lato sbagliato la voce esce ovattata e lontana e ti sembra che il microfono sia rotto: è successo a tutti almeno una volta.
Altezza e angolo. Capsula all'altezza della bocca o poco sopra, leggermente inclinata verso il basso: il fiato passa sotto e le esplosive perdono forza, il timbro resta pieno. In piedi, non seduto: si respira meglio e la distanza resta costante.
4. Il gain: il livello giusto sulla scheda
Picchi fra -18 e -6 dBFS sul meter della DAW, mai vicino allo 0. A 24 bit il rumore di fondo è lontanissimo, quindi meglio basso che alto: un file un po' basso si alza in un secondo, un clip non si toglie più. Detto questo, le orecchie decidono: qualche raro clip del convertitore non è per forza udibile. Se in quella take hai spaccato e ha clippato un paio di volte, amen: la take resta. Alle prossime abbassa il gain.
Prova il passaggio più forte del brano, non la strofa. Il gain si regola sull'urlo del ritornello: se lì stai sotto i -6, il resto va da solo.
Registra a 24 bit (o 32 bit float se la DAW lo offre). Compressore, EQ e autotune sulla traccia mentre registri: sì, se ti aiutano a cantare, perché in quasi tutte le DAW i plugin negli insert li senti solo tu e il file resta pulito. Come verificarlo, e l'eccezione, li ho scritti nel template di registrazione.
5. Cuffie e ascolto
Cuffie chiuse, come dicevo nell'articolo sull'attrezzatura. Con il volume giusto: base e click non devono rientrare nel microfono. Prova a registrare due secondi di silenzio con la base in cuffia e riascolta: se senti il click, abbassa.
La latenza. Se ti senti in ritardo in cuffia, la strada più semplice è l'ascolto diretto della scheda audio (Direct Monitor): la voce arriva in cuffia senza passare dal computer. L'alternativa è abbassare il buffer della DAW a 64 o 32 campioni. Nel template lo tieni già basso per registrare.
Una cuffia sola. Cantare con un orecchio libero aiuta molti a intonarsi. Va bene, ma la calotta scoperta suona nella stanza e finisce nel microfono: appoggiala contro la testa, dietro l'orecchio, invece di lasciarla in aria.
Per sentirti di più alza le cuffie, non il gain. Il gain si regola una volta, sul livello di registrazione, e non si tocca più. Se il volume della scheda non basta, la soluzione è un amplificatore per cuffie esterno, non un file registrato troppo alto.
6. Le take: come organizzare la registrazione
Le doppie e gli adlib. La regola dice: stessa posizione e stessa distanza della voce principale, altrimenti in mix non si incollano. Vero, ma la libertà espressiva conta di più. Se una doppia serve solo a rinforzare la principale, e la interpreti allo stesso modo, allora sì, falla identica; se invece ci metti dentro un'altra intenzione, muoviti pure.
L'ordine. Un ritornello, e subito dopo tutte le sue doppie, mentre voce e posizione sono ancora quelle. Almeno 2 take per le strofe, almeno 3 per il ritornello, senza contare doppie e adlib. Le armonie proponile sempre almeno due volte.
Acqua, pause, mai a freddo. Scalda la voce prima di premere REC, bevi, fermati quando senti che cali: l'ultima take stanca costa più in edit di dieci minuti di pausa.
Scegli le take al momento, non il giorno dopo, e possibilmente sistema il pezzo man mano che registri. Le take quasi buone non buttarle: in edit una sillaba recuperata da una take "sbagliata" copre un errore in quella buona. Per farlo senza impazzire ti serve una sessione già organizzata: è tutto nel template di registrazione.
Quando hai finito, mandami la voce così com'è registrata, senza effetti, e tutte le take, partendo dalla battuta 1 anche se il cantato entra dopo: come farlo è in Come esportare le tracce separate in ogni DAW, e cos'altro mi serve in Prepara il materiale. Se qualcosa non torna, scrivimi.
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