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Mix e master: che differenza c'è

Mix e master sono due operazioni diverse della lavorazione di un pezzo, con obiettivi diversi. Il mix mette insieme le tracce separate al giusto volume, con gli effetti dosati, le spaziature corrette e le automazioni nel tempo, allo scopo di avere un file stereo; il master prende quel file e lo prepara per la pubblicazione, con la giusta loudness, dinamica e bilanciamento tonale. Oggi c'è chi, come me, fa entrambe le fasi sullo stesso progetto, nella stessa sessione, a volte in parallelo.

Cos'è il mix

Il mix lavora sulle tracce separate: voce principale, doppie, sporche (adlibs), cori, e il beat. Ideale che anche la strumentale sia divisa in tracce (cassa, rullante, hi-hat, 808, melodie, campioni, ecc). Per ogni traccia si decide:

  • il volume e come cambia nel tempo (automazioni: la voce che sale nel ritornello, l'adlib che si abbassa sotto la strofa);
  • la posizione nello stereo (pan): la voce al centro, le doppie ai lati, gli elementi del beat distribuiti;
  • l'equalizzazione: togliere le frequenze che disturbano e far convivere le tracce che occupano la stessa zona, per esempio l'808 e la cassa;
  • la compressione: rendere costante il livello di una traccia, così la voce resta davanti anche nei passaggi cantati piano;
  • l'editing: allineare le doppie, togliere respiri e rumori, correggere l'intonazione dove serve;
  • gli effetti: riverbero, delay, saturazione, filtri, per dare spazio e carattere.

Il risultato è un solo file stereo, di norma WAV a 24 bit alla frequenza di campionamento del progetto (44,1 o 48 kHz), con un margine di volume lasciato apposta (headroom) e senza limiter sull'uscita.

Cos'è il master

Il master parte dal file stereo del mix: ogni modifica agisce su tutto insieme. Quello che si fa:

  • equalizzazione e compressione sull'insieme, per correggere il bilanciamento generale (un po' troppo scuro, un po' troppo aggressivo in alto);
  • il livello finale: con un limiter si porta il brano al volume del suo genere. Ogni genere ha il suo intervallo di LUFS di riferimento: l'EDM sfiora i -5 LUFS, urban e pop stanno tra -6 e -8. Le piattaforme poi normalizzano (Spotify e YouTube a -14 LUFS, Apple Music a -16), ma è uno standard nato per uniformare il volume delle playlist, con successo relativo, non un livello a cui masterizzare: in fase di master si raggiungono i LUFS che il genere richiede;
  • il true peak, cioè il picco reale dopo la conversione in MP3/AAC: le piattaforme consigliano di tenerlo a -1 dBTP per non distorcere nella codifica. Nella pratica nessun mastering engineer lo fa, perché suona male: i master in circolazione stanno a 0 dBFS con il true peak che sfora. Non muore nessuno, la maggior parte di quei picchi è inudibile;
  • la coerenza tra i brani, se c'è un EP o un album: stesso livello, stesso carattere, pause giuste tra una traccia e l'altra. Con le uscite singole, che finiscono nelle playlist, questa necessità viene meno;
  • i file di consegna: WAV a 44,1 kHz e 24 bit. Il 16 bit con dither è lo standard del CD: se vai in stampa, serve quel file. Più le eventuali versioni (strumentale, clean, acapella per futuri remix, strumentale con i rinforzi per il live) e i metadati che il distributore richiede (titolo, artista, ISRC).

Perché il master viene dopo il mix

Il mix decide come suona il pezzo: se la voce è chiara, se la 808 e il kick vanno d'accordo, se le doppie sostengono il ritornello. Il master rende quel risultato pubblicabile e lo mette allo stesso livello degli altri brani in circolazione. Un master non può correggere quello che il mix ha sbagliato: se la voce è sotto al beat, dopo il master resta sotto al beat (a meno di sporchi trick di ribilanciamento con l'AI, che si possono fare senza pregiudizi). Per questo il master si fa sul risultato del mix, anche quando a farlo è la stessa persona.

Chi, come me, mixa e masterizza lo stesso pezzo conosce ogni traccia e, se in fase di master viene fuori un problema, torna sul mix e lo corregge alla fonte invece di compensarlo sul file stereo. Affidare il master a un'altra persona può invece aggiungere un punto di vista terzo sul risultato, con orecchie e un sistema d'ascolto diversi: è una scelta possibile, non una condizione per un buon risultato. Quello che conta, in entrambi i casi, è che il master venga controllato su più sistemi (monitor, cuffie, cassa piccola, auto) prima di consegnarlo.

Cosa serve in ogni caso

Per il mix: le tracce separate, tutte esportate dallo stesso punto di partenza (dalla battuta 1), alla stessa frequenza di campionamento, senza effetti sull'uscita generale. Il beat in tracce separate se il producer le dà; altrimenti il beat stereo. Utile un riferimento: un brano pubblicato che suona come vorresti. Come esportare le tracce è spiegato nella dritta sull'esportazione delle tracce per il mix.

Per il master: il mix stereo in WAV a 24 bit, alla frequenza del progetto, senza clipper o limiter sull'uscita e con i picchi che non toccano gli 0 dBFS. I mix di oggi partono già da una loudness alta, perché le tecniche moderne di clipping e saturazione hanno questo effetto, e il master ha meno margine di una volta: è un lavoro di fino, che non stravolge il suono, lo ottimizza. Insieme al file: dove va il pezzo (solo streaming, anche radio o video) e se servono versioni alternative.

Se c'è solo un MP3 del pezzo finito: non si può mixare e il master può fare poco, perché l'MP3 ha già perso informazione. Servono le tracce separate o almeno il mix in WAV.

Quando basta il mix, quando serve il master

Un pezzo con voce e beat non ancora lavorati ha bisogno di entrambi. Un mix già fatto e convincente ha bisogno solo del master. Pubblicare un mix senza master è tecnicamente possibile: il brano esce al livello del mix, senza il controllo finale e senza l'allineamento con gli altri brani. Pubblicare senza mix non è consigliabile, a meno che tu non voglia pubblicare un provino.

Se non sai cosa hai in mano, mandami il file e ti dico cosa serve.

Fonti

Spotify for Artists, "Loudness normalization" (support.spotify.com) · Apple, "Apple Digital Masters" e Sound Check (apple.com) · EBU Tech 3343, "Guidelines for production of programmes in accordance with EBU R 128".

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